La Giara

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Brienza e Dintorni

Il Borgo Medievale

Brienza è la patria di Mario Pagano a cui è dedicato un monumento nella piazza del Municipio.
L’abitato, arroccato sul colle, si trova in una posizione strategica: è il punto di incontro tra la Val D’Agri, la Valle del Melandro e confinante con il Vallo di Diano.
La parte più bassa di Brienza è la parte costruita più recentemente rispetto alla parte più in alto.
Per raggiungere il castello, passiamo per le “strettule”, i vicoli caratteristici del paese e, incontriamo bellissimi portali in pietra, tra cui il più bello detto “Il Chiazzino”, situato dove un tempo vi era l’accesso principale al borgo.
Tuguri e archi ricavati nella roccia, un tempo adibiti ad abitazioni, si susseguono in mezzo a qualche signorile abitazione e, percorrendo la suggestiva “Valle degli Archi” arriviamo ad una piazza scoscesa in cui le case sembrano la proiezione delle rocce.

Man mano che saliamo vediamo le case arroccate che risalgono al 1700/1800 fino ad arrivare alla via San Michele dei Greci che è stata la contrada costruita immediatamente dopo la nascita del castello. Questa via è così chiamata perché ospita la chiesa di San Michele risalente al 1300.

Da notare è anche la casa di Paternoster, nota famiglia signorile di Brienza, il cui esponente di spicco è stato l’avvocato Paternoster Francesco che, ci ha lasciato documenti importanti sulla storia del nostro paese.
Di fronte al palazzo Paternoster vi è la chiesa S. Maria Assunta, che è la chiesa madre. Quest’ultima risale al XII/XIII secolo,ed è stata ristrutturata ben due volte: una prima volta nel 1700 ad opera di Litterio Caracciolo, all’epoca Marchese di Brienza che, volle la statua dell’Assunta sul portone centrale, e, una seconda volta di recente per riparare i danni causati dal terremoto.Ha tre navate:una centrale grande e due laterali più piccole, vi sono 10 altari dedicati a diversi Santi ed è di rilevante bellezza il coro ligneo con decori e un organo risalente al 1700 che si trova nella curia di Potenza.

Nella parte sottostante la chiesa fino alla seconda metà dell’800 venivano sepolte le persone.

Proseguendo sulla destra si scorge infine il superbo e misterioso castello Angioino, dove per lungo tempo visse la famiglia Caracciolo.

Il castello risale al VIII/IX secolo, di epoca longobarda fu, successivamente abitato dai normanni i quali non vi lasciarono tracce e infine dagli angioini. La parte inferiore del castello è infatti di epoca longobarda, mentre, le torri semicircolari sono di epoca angioina.

Costruito su tre piani, si dice che fosse composto da 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno ed era provvisto di teatri, sale da ballo e cappelle.
Attualmente, a causa dei terremoti del 1957 e del 1980 dei tre piani del castello, ne sono visibili soltanto due. Nella parte inferiore rimangono solo la cucina, la lavanderia e la camera dello stalliere,mentre, la sala d’armi è al secondo piano.

Molto bella è la chiesa di San Martino risalente al VII secolo crollata in buona parte con il terremoto del 1957.
Il Castello ha avuto, nell’arco degli anni molti padroni; tra tutti, coloro che vi abitarono per molto tempo furono i Caracciolo di origine napoletana. In particolar modo a governare fu, fino al 1800 e per oltre 60 anni, Litterio Caracciolo che, aveva 13 figli. Questi ultimi sfortunatamente morirono tutti prima della successione al trono e così l’eredità del castello andò perduta.

Dall’alto della rocca, lo spettacolo è unico: seguiamo con lo sguardo il corso del fiume Melandro che lambisce i verdi boschi di faggi, di cerri, di querce secolari, di roverelle e castagni.

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